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“Buono A Sapersi”, Google E Polizia Di Stato Uniti Per La Sicurezza Online

Buono A Sapersi” è l’iniziativa di Google e Polizia Di Stato avente come obiettivo la piena tutela di dati e comunicazioni che attraversano il web, anche attraverso il famoso motore di ricerca californiano.

Google ha dedicato un’intera pagina del proprio sito a fornire ai propri utenti consigli utili per rendere le loro sessioni di navigazione le più sicure possibili. Ampio spazio è dedicato a come proteggere password, reti di accesso e dati di carta di credito.

"Buono A Sapersi" E' L'Iniziativa Di Google E Polizia Di Stato Per La Sicurezza Online

“Buono A Sapersi” E’ L’Iniziativa Di Google E Polizia Di Stato Per La Sicurezza Online

La scelta di Google di descrivere con precisione l’utilizzo fatto dei dati personali comunicati dai propri visitatori e utenti. Le regole di accesso al sito, e ad altri servizi ad esso paralleli (es. YouTube) hanno subito importanti modifiche nei mesi scorsi, e nonostante questi cambiamenti siano stati riportati ampiamente al primo accesso dopo la loro approvazione, il colosso di Mountain View ha calcolato quanto molti degli utenti avrebbero prestato poca attenzione alla questione in causa. Meglio ribadire, quindi!

In maniera estremamente chiara e semplice Google fornisce informazioni utili per proteggersi da attacchi di phishing e malware. La maggior parte delle avvertenze di Google e Polizia Di Stato possono essere riassunte con una maggiore attenzione di quanto mostrato online. Molto spesso l’inganno è facilmente visibile ad occhio nudo, e i maggiori danni sono causati dalla leggerezza con la quale si affrontano ricerche e transazioni sul web.

Altro punto dolente preso in considerazione da “Buono A Sapersi” è l’utilizzo di cookie, le preferenze espresse in maniera più o meno visibile da parte di ciascuno di noi su moltissimi siti internet. La nuova normativa sui web cookies ha avuto importanti ripercussioni su come le aziende e i singoli utenti “vivono la Rete”. Diversi Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa, hanno costretto i titolari dei domini informatici che raccolgono “preferenze” di navigazione sul web a informare visivamente i propri visitatori circa la “registrazione” di queste informazioni, dando la concreta possibilità a ciascuno di essi di opporsi al trattamento.

Google si conferma, quindi, un esempio di corretto uso dei dati personali sul web, confermando con i fatti la scelta della stragrande maggioranza di navigatori virtuali che giornalmente si servono dei suoi innumerevoli servizi per cercare, informarsi, divertirsi e interagire a livello virtuale.

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Tutela Dei Dati Personali, L’Approccio Dei 18 Principali Siti Web Al Mondo

Electronic Frontier Foundation, ente di studio fondato agli “albori” della moderna era digitale nel 1990, ha recentemente pubblicato un’importante indagine relativa a come le 18 principali pagine internet al mondo si occupino, più o meno attivamente, della sicurezza dei dati personali e della tutela della privacy.

Ecco, schematicamente, quando rilevato nel corso della ricerca:

Livello di protezione dei dati personali sui principali siti mondiali

Livello di protezione dei dati personali sui principali siti mondiali

Le 4 Categorie Di Studio

EFF ha valutato le imprese sopra elencate utilizzando 4 principali parametri:

  • la presenza, o meno, di esplicite indicazioni relative alla richiesta dei dati protetti da privacy;
  • l’indicazione delle richieste governative in merito al trattamento dei dati personali;
  • l’interesse relativo alla tutela legale delle informazioni in questione presso sedi giuridiche (tribunali, ecc. ecc.);
  • la rappresentazione, presso il Congresso degli Stati Uniti d’America, degli interessi relativi alla protezione della privacy.

A Foursquare, Myspace, Skype E Verizon La “Maglia Nera” Della Sicurezza Digitale

Come non notare i deludenti risultati di alcuni dei siti più importanti segnalati nel prospetto ed oggetto di studio. Foursquare, Myspace, Skype e Verizon  rappresentano in assoluto i fanalini di coda per quanto concerne la tutela dei dati personali comunicati online dai propri utenti e clienti. Nessuna di queste pagine web ha assolto alcuno dei 4 punti sopraindicati e relativi alla ricerca in questione.

Google, Twitter e Sonic.net, Perché Grande Può Anche Voler Dire Sicuro

All’opposto, sulla scala relativa alla sicurezza delle comunicazioni informatiche e al trattamento dei dati “sensibili”, troviamo 3 siti che nonostante raccolgano (almeno i primi 2) moltissimi utenti, non hanno rinunciato ad offrire certezza ed affidabilità e per questo si configurano come credibili agli occhi di utenti finali e, chiaramente, inserzionisti: Google, Twitter e Sonic.net. Per questi l’investimento in pratiche e politiche incentrate sull’affidabilità e la tutela attiva dei propri partner e clienti è vissuto come qualcosa di necessario e performante, oltre quindi il livello di costo che tutto ciò potrebbe far raggiungere.

Passi Avanti Nei Confronti Della Trasparenza Virtuale

L’analisi annuale, arrivata alla seconda edizione, ha visto l’aggiunta di diverse nuove società analizzate negli aspetti sopracitati. Electronic Founder Foundation ravvisa come sempre più società, in generale, non si “tirano indietro” quando i propri utenti e clienti sono chiamati, dalle autorità locali (in questo caso statunitensi), a indicare i loro dati riservati. L’ente americano ha rilevato quanto la tematica della protezione dei visitatori sia vissuta con maggiore serietà, eccetto alcuni esempi che abbiamo citato sopra.

Un Piccolo Dubbio, Targato Sicurezza Digitale

Dando una rapida scorsa a quanto riscontrato ci permettiamo di essere un pò dubbiosi e critici sullo studio in questione. Linkedinla famosa rete sociale per il mondo del lavoro, raccoglie un buon risultato complessivo, raggiungendo un ragguardevole risultato di 3 requisiti positivi sui 4 totali. La tematica di studio è sicuramente diversa, ma secondo la nostra opinione potrebbe essere interessante  aggiungere, tra le categorie d’inchiesta, anche una concernente l’adozione di strumenti atti a tutelare la sicurezza delle connessioni (ad esempio, la presenza di un certificato SSL valido) e degli accessi, considerando che nel caso specifico di LinkedIn l’accesso con password dell’utenza è stato reso privo di sicurezza attraverso un attacco hacker di recente attuazione.

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