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Temere I Pericoli Di Internet: E’ Facile Smettere Se Sai Come Farlo

La stragrande maggioranza dei genitori con figli adolescenti (spesso, ormai, ancora più giovani) avrà già esternato diverse volte, più o meno apertamente, la difficoltà di comunicare con loro nelle poche ore lasciate libere dal lavoro. E’ probabilmente superfluo sottolinearlo; le “nuove” tecnologie hanno assunto un ruolo di primo piano nelle vite di tutti, figli compresi. Se da una parte i ragazzi recriminano quanto poco i propri genitori siano in grado di capirli, dall’altro questi ultimi si sentono smarriti rispetto alla crescita di alternative di comunicazione che la propria prole ha, sottolineando l’atroce difficoltà di comprendere al meglio il funzionamento di questi canali dovendo evitare di turbare la privacy dei propri figli.

La mancanza di dialogo tra generazioni, seppur la distanza anagrafica non sia spesso così elevata, causa da parte dei genitori un crescente risentimento nei confronti di quelle che rappresenterebbero, con la giusta attenzione e preparazione dal punto di vista della conoscenza e della sicurezza, opportunità solitamente gratuite di crescita ed apprendimento. Il compito non è sicuramente facile, ma merita certamente più di un tentativo per individuare la strada giusta da percorrere.

Il punto di partenza può essere, sicuramente, la volontà di superare i pregiudizi esistenti nei confronti della Rete, dei social media e di tutto quello che sembra “rubare” l’attenzione delle nuove generazioni. Nessuno strumento è di per sé buono o cattivo; la validità dello stesso è determinata dall’utilizzo che se ne fa. Una maggior consapevolezza di quello che Internet & Co. possano regalare a genitori e figli, unitamente e individualmente considerati, può scaturire dalla lettura di un interessante volume, edito da Hoepli e scritto dalla giovane psicologa sanremese Laura Bissolotti e dal consulente informatico Mauro Ozenda, intitolato “Sicuri In Rete“.

All’interno delle 234 pagine che compongono il libro i due autori spaziano all’interno di questo vasto scenario, evitando affermazioni che possano demonizzare la realtà virtuale in quanto tale, ma consigliando effettive tipologie di approccio da implementare all’interno della propria famiglia. Tra gli argomenti più interessanti è bene citare una digressione relativa al funzionamento dei social media e del “web moderno”, l’analisi di come la preparazione scolastica possa beneficiare dell’uso di Internet e consigli utili su come proteggere i dati trasmessi in Rete e le comunicazioni da tentativi di phishing.

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Una pagina interna di “Sicuri In Rete”

Il testo pone i propri contenuti nella terra di mezzo che divide psicologia ed informatica, dimostrando quanto i 2 ambiti possano andare a braccetto senza snaturarsi, a patto che gli approcci descritti vengano vissuti e compresi liberi da preconcetti e assunzioni di sorta. Incredibilmente per alcuni, il web può aiutare a colmare quel gap storico tra genitori e figli, rappresentando un’opportunità di svago e informazione sicura per internauti dai 3 ai 99 anni 🙂

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Sicurezza E Social Media, Il Dibattito Continua Con Klout

Per tutti i patiti delle interazioni social-digitali degli ultimi anni Klout.com e’ diventato uno dei principali strumenti, se non il preferito, per valutare il proprio grado di influenza sul web. L’applicazione, disponibile sia su desktop/laptop sia su smartphone, pretende di quantificare il grado di popolarita’ di ogni iscritto analizzando di questi il grado di interattivita’, la tipologia di contenuto pubblicato e l’ampiezza del network che lo coinvolge. Ma quanto vale Klout dal punto di vista della sicurezza?

"Non conosci Klout? Non ti interessa quanto sei popolare?"; ecco l'osservazione che presto, anche in Italia, potremmo sentirci rivolgere...

“Non conosci Klout? Non ti interessa quanto sei popolare?”; ecco l’osservazione che presto, anche in Italia, potremmo sentirci rivolgere…

Cerchiamo di capirci qualcosa di piu’. Per poter attribuire un valore del tipo sopra descritto Klout, alla registrazione effettuabile in pochi minuti inserendo il nome utente utilizzato su Facebook o Twitter, richiede l’accesso alla diverse fonti di dati presso le quali la persona dichiara di essere iscritta: tra queste, oltre ai 2 social media indicati sopra, e’ d’uopo citare Foursquare, Google+, LinkedIn, Instagram, YouTube e WordPress.

Il verificarsi di alcune spiacevoli situazioni, che hanno visto la creazione automatica di profili per minorenni e la mancata cancellazione dei dati di coloro i quali avevano scelto di eliminare il proprio profilo dal database, Klout e’ stato oggetto di critiche piuttosto aspre, soprattutto da personaggi autorevoli negli Stati Uniti.

Klout, La Polemica Sulla Sicurezza Ne Accresce La Popolarita’ O Ne Mina La Crescita?

Le accuse mosse a Klout appaiono ripercorrere, per certi versi, quelle che hanno avuto oggetto in precedenza altri social media e servizi online (ad esempio Google), accusati di aver custodito “inconsapevolmente” per gli utenti informazioni personali senza il loro esplicito consenso. Sommando tutto questo a cio’ che recentemente e’ accaduto a piu’ di un social media, la strada e’ breve…

Esempio Di Interfaccia Utente Klout

Esempio Di Interfaccia Utente Klout

La soluzione proposta da molti esperti di sicurezza non ci convince particolarmente: utilizzare un nickname per iscriversi a questo tipo di servizi fa perdere di vista il significato originario attribuito, secondo noi, ai social media; essere rintracciabili, poter instaurare relazioni personali e/o lavorative, ecc. Utilizzare uno pseudonimo avrebbe si’ qualche vantaggio dal punto di vista della propria sicurezza personale (sotto forma di bit), ma toglierebbe “il sale” che rende questa nuova forma di espressione virtuale ai piu’ interessante. Per assurdo, in questo caso, perche’ iscriversi?

Diverso mi pare invece l’approccio di coloro i quali predicano una maggiore attenzione, da parte di tutti coloro che usano il web, nei confronti delle impostazioni di privacy, richieste all’iscrizione e nei confronti delle quali molti di noi, onestamente, pongono attenzione praticamente nulla. Un minimo di informazione rende il tutto, almeno sulla carta, piu’ comprensibile, o perlomeno azzera il pericolo di ignoranza che porta alla proliferazione di atteggiamenti irrispettosi da parte dei colossi digitali.

In definitiva il progetto Klout, il cui funzionamento e valore e’ ancora da comprendere e valutare pienamente, pare avere qualche difetto dal punto di vista della comunicazione posta in essere, verso l’esterno, dai manager che se ne occupano. La sicurezza in ambito informatico, soprattutto per quanto riguarda strumenti ampiamente usati come i social media, merita qualche certezza in piu’, specialmente in un periodo storico dominato generalmente dalla mancanza di chiarezza.

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Real Name Policy, Facebook E Google Vogliono Il Tuo Nome

E’ in arrivo una rivoluzione per la stragrande maggioranza degli utenti della Rete, perlomeno per coloro i quali detengono almeno un profilo personale sui social network e/o “postano” commenti su siti quali, ad esempio, Youtube. Facebook e Google, anche su richiesta di governi e (si bisbiglia) multinazionali, sono sempre più decisi a porre un freno all’invisibilità su Internet, o meglio all’uso di nomi inventati e soprannomi non esplicitamente autorizzati. In virtù di ciò a partire dalle prossime settimane sembra non sarà più consentito a coloro i quali non vogliono farsi identificare online lasciare la propria impronta virtuale senza mostrare apertamente il proprio volto al mondo, almeno dal punto di vista informatico.

I due colossi americani dovranno però fronteggiare la resistenza di molti “navigatori”, che certamente non vedranno di buon occhio questa novità in grado di scalfire il muro di non-riconoscibilità che dapprincipio la Rete aveva garantito. Gli usufruitori di Internet si dividono in gruppi: chi vede nell’iniziativa un buon modo per porre un freno al dilagante numero di commenti offensivi che si possono trovare giorno per giorno in Rete, chi è spaventato dall’iniziativa e la contrasta in nome di coloro i quali hanno problemi seri nel dimostrare apertamente la propri identità (utenti che si collegano da Paesi nei quali non vige la “libertà di parola”, vittime di aggressioni di diverso livello, ecc.) e chi la identifica come un ulteriore campagna commerciale, motivo per il quale l’immagine dei social network è stata ultimamente contrastata e rivalutata negativamente.

Data l’aurea di incertezza relativa all’uso dei dati personali online fatta da Zuckerberg & C., molti ironizzano sul fatto che le opinioni espresse da un nome e cognome reali abbiano più valori di altre espresse da pseudonimi, dei quali si sa poco o nulla. Se si considera questo aspetto, l’ipotesi di coloro che vedono nella scelta di Google e Facebook di rendere obbligatorio l’invio di documenti a supporto all’iscrizione per rendere il web più sicuro e accogliente perde, chiaramente, peso.

Fake Name Generator, Una Miniera Di "Fake Identities"

Fake Name Generator, Una Miniera Di “Fake Identities”

Considerando la problematica da un punto di vista più ampio è palese considerare quanto le recenti manifestazioni e rivolte nel Sud-Est asiatico e nel Nord Africa siano state foraggiate dai social network, che soprattutto per quanto concerne quelli che ancora garantiscono un certo grado di anonimato hanno permesso a molti dissidenti di manifestare la propria opinione e coalizzarsi per ribaltare regimi e governi “sgraditi”. L’iniziativa non convince più di tanto, soprattutto se si considera l’estrema facilità di crearsi in pochi minuti delle identità finte e complete (Fake Name Generator) e la presenza di strumenti atti a controllare l’identità e la provenienza di iscrizioni e commenti, ad esempio attraverso la presenza di un indirizzo IP riferito ad un certo Paese di provenienza.

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